Vicoforte
A pochi chilometri da Mondovì sorge il Santuario di Vicoforte, luogo di culto mariano meta di continui pellegrinaggi e di profonda devozione. La sua costruzione venne iniziata nel 1596, sull'onda emozionale suscitata da un sinistro fatto di cronaca, accaduto pochi anni prima. Durante una battuta di caccia un uomo del posto aveva erroneamente sparato un colpo d'archibugio contro un pilone votivo, costruito un secolo prima ed ormai nascosto dalla vegetazione, recante l'immagine della Madonna con in braccio il Bambino. L'incauto cacciatore aveva colpito in pieno l'immagine della Vergine. La notizia si diffuse rapidamente e la cappella costruita intorno al pilone per accogliere la folla di pellegrini si dimostrò ben presto inappropriata. Il duca Carlo Emanuele di Savoia decise allora di sostituirla con un grande santuario, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto fungere da mausoleo per la dinastia.
Formaggi
Il prodotto più caratteristico dell'Alta Langa è il formaggio, la cui produzione è documentata già nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Tra i formaggi che hanno ottenuto la dop (denominazione di origine protetta), oltre al celebratissimo Castelmagno, grande importanza va assumendo la Robiola di Roccaverano, unico grande formaggio caprino italiano, da abbinare magari al Loazzolo (moscato da vendemmia tardiva). Si tratta di un formaggio da tavola a pasta fresca, tenera, compatta, che può essere consumato fresco o leggermente maturo. Ma sono il nome e l'inconfondibile profumo del Murazzano a farla da padrone tra i formaggi a denominazione di origine protetta. Conosciuto come Toma o Robiola presso le popolazioni locali, dal 1982, anno dell'assegnazione della dop, questo formaggio porta orgogliosamente il nome del paese che ne è principale produttore. Nel 1996 ha ricevuto anche la dop europea. Può essere prodotto con solo latte di pecora oppure misto con latte vaccino in piccole percentuali e viene consumato sia fresco che stagionato.
Mondovì
Mondovì, il principale centro del Monregalese, è una fantasia di dislivelli immersa nel verde. Due rioni contrapposti - il più antico ed il più recente - si fronteggiano, il primo dall'alto di un colle, il secondo adagiato su un altopiano, e in mezzo, lungo il torrente, la parte bassa della città.
Piazza, l'antico borgo abbarbicato al colle più alto, accoglie il visitatore con la complicità delle sue cortine di case che si snodano sinuose lungo i fianchi del colle. Lì nel 1198 convennero i fondatori della città, le tre comunità rurali di Vico, Vasco e Carassone, in cerca di libertà dal potere feudale. E chiamarono il colle Mons Regalis, per rivendicare anche nel nome il diritto a reggersi autonomamente.
Nel cuore della città, si affacciano superbi palazzi nobiliari, quale il Palazzo dei Bressani (sec. XIII - XV), il quattrocentesco Palazzo di Città, l'ex collegio dei Gesuiti, ora sede del tribunale, e la chiesa della Missione. Da Piazza Maggiore si dipartono sei vie, quattro a scendere e due a salire: una di queste conduce alla sommità del colle, in cui troviamo il giardino del Belvedere, da cui si godono 360° di vista mozzafiato sull'intero arco delle Alpi Marittime, sul Monviso, sulla pianura e sulle dolci ondulazioni delle Langhe. Al centro del giardino sorge la trecentesca Torre Civica, simbolo della città.
Molto bella anche la cattedrale barocca e nel Vescovado sono custoditi quattro arazzi rappresentanti episodi tratti dalle Storie di Tito Livio e realizzati nel Seicento su cartoni del Rubens, ma anche un Crocifisso in avorio attribuito al Bernini. Queste sale furono sede dell'Università fra il 1560 ed il 1566, ma in esse furono conferite lauree fino al 1719.
Altri tesori: la Chiesa della Misericordia e di S. Chiara del Gallo, la Sinagoga, la casa natale di Giovanni Giolitti, la Cittadella voluta da Emanuele Filiberto nel 1573 sulle rovine della Cattedrale rinascimentale... e appena fuori da Piazza sorge la Cappella di Santa Croce con i suoi affreschi quattrocenteschi.
Nel rione di Breo, lungo il torrente Ellero, si possono vedere la Chiesa di San Filippo e la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Sulla sommità della facciata, riparato da un elegante baldacchino, siede il Moro, un automa realizzato nel Settecento che allo scoccare delle ore si alza per batterle col martello che impugna nella mano destra. Il Moro, retaggio delle incursioni saracene nella zona, è diventato la maschera ufficiale di Mondovì.
Da Breo a Carassone: la quiete dei suoi bassi portici medievali e l'imponenza silenziosa della torre quadrata di S. Evasio. Mondovì è famosa anche per l'artigianato locale, frutto della tradizione di lavoro delle sue botteghe. Fra le produzioni più apprezzate e caratteristiche sono le raffinate ceramiche decorate a mano, il cui soggetto più classico è il gallo, divenuto emblema della produzione monregalese.
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